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Il contributo di sabbie Sahariane sui livelli di particolato (PM) ha effetto sulla maggior parte del territorio europeo ed è particolarmente significativo nelle regioni del Sud Europa. Questa condizione influisce sui valori medi di PM, sia giornalieri che annuali. Ovviamente, gli effetti più importanti sui casi di superamento di PM si osservano in aree inquinate e grandi città (a.e. Rodriguez et al. 2001, Escudero et al. 2007, Gobbi et al. 2007, Mitsakou et al. 2008, Querol et al. 2009).

Mentre esiste un'ampia letteratura che documenta episodi di trasporto di sabbia Sahariana verso il Mediterraneo e l’Europa (a.e. Basart et al. 2009 e riferimenti), sono pochi gli studi disponibili che forniscono risultati statisticamente significativi sull’impatto della sabbia Sahariana sui carichi di particolato nella città di Roma (a.e. Gobbi et al. 2006, Gobbi et al. 2007, Perrino et al. 2009).

Nel 2001 una media del 30% delle regioni del Mar Mediterraneo è stata influenzata dalla presenza di polveri trasportate dal deserto del Sahara. Nella regione del Tirreno centrale (alla quale Roma appartiene) le polveri Sahariane hanno mostrato una colonne di massa media di 20mg/m2 in inverno e 50 mg/m2 nelle altre stagioni (Barnaba et al. 2004).

Nel periodo 2001-2004, il Lidar a polarizzazione dell’ISAC-CNR ha osservato pennacchi di polvere Sahariane su Roma per il 28% circa del tempo, con presenze minime durante l’inverno. In circa il 17% del tempo, è stato osservato il raggiungimento della polvere al suolo (Gobbi et al. 2006 e Gobbi et al. 2007). La maggior parte (80%) degli eventi osservati è durata meno di quattro giorni, con una media di ca. 3,1 giorni. Il campo tipico di altitudine dei pennacchi di polvere era 0-7 km, con centro di massa a 2,5 km. Questi eventi sono stati accompagnati da aumenti medi di PM10 al suolo compresi tra 12 e 19 yg/m3. Poiché la media annuale di PM10 in molte zone di traffico a Roma è vicino a 40 yg/m3, entrambi questi eventi possono causare il superamento di tale media annuale e superare la soglia legale del numero di superamenti annuali delle osservazioni ambientali (Gobbi et al. 2007).

Le osservazioni satellitari sono molto efficaci nel catturare la diffusione orizzontale di avvezioni Sahariane (Barnaba et al. 2004… Hatzianastassiou et al. 2009), ma non sono in grado di rilevare l’altitudine delle nubi di polvere, e cioè, se la nube incide realmente sul PM a terra. Tali informazioni vengono fornite dal Lidar a Polarizzazione, laser radar in grado di discernere in altitudine aerosol sferici dai non sferici. Uno di questi sistemi è stato progettato ed è operativo presso l’ISAC-CNR di Roma dal 1999 (a.e. Gobbi et al. 2000). Tuttavia, gli attuali lidar sono principalmente strumenti di ricerca costosi e non-operativi. La possibilità di produrre Lidar a Polarizzazione a basso costo e distribuirne un certo numero sul territorio, rappresenterebbe un importante passo avanti nella rilevazione e quantificazione dei livelli di aerosol atmosferici (ad esempio, il tracciamento del pennacchio del vulcano Eyjafjallajökull dalla rete di Ceilometri a non-polarizzazione CHM15k del Servizio meteorologico tedesco, Flentje et al. 2010). Questo è uno degli obiettivi principali di DIAPASON.

La  Direttiva UE (2008/50/CE)  sulla qualità dell’aria consente agli Stati Membri di sottrarre i contributi da fonti naturali, prima di confrontare la concentrazione di PM nell’aria con i valori limite fissati nella Direttiva stessa. Nel 2010, la Commissione Europea ha emanato linee guida per aiutare la valutazione del contributo di particelle naturali a livelli di PM. Le particelle minerali dalle regioni secche risultano tra tali contributi naturali. Il progetto DIAPASON intende dunque rafforzare tale metodologia per mezzo di tecnologie innovative, in grado di attestare la presenza di avvezioni di polveri Sahariane e valutarne l’impatto sui livelli di particolato (PM) osservato.